Dott. Luciano AmatoFisioterapista

Onde d’urto radiali e fascite plantare: quando servono davvero

Il dolore sotto il tallone ai primi passi del mattino è il segnale tipico della fascite plantare. Fastidiosa ma in genere gestibile, tende a migliorare con il tempo e con le giuste strategie. Le onde d’urto radiali sono una delle opzioni disponibili: vediamo quando hanno senso e quando no.

Che cos’è la fascite plantare

La fascia plantare è una robusta struttura fibrosa che unisce il tallone alla base delle dita e sostiene l’arco del piede. Quando viene sovraccaricata, può diventare dolorosa nel punto in cui si inserisce sul tallone. Si parla di fascite plantare, o più precisamente di tendinopatia della fascia plantare, perché non si tratta sempre di una vera infiammazione.

Il sintomo classico è un dolore sotto il tallone ai primi passi dopo il riposo (al risveglio o dopo essere stati seduti a lungo), che spesso si attenua camminando e ritorna a fine giornata. Lo “sperone calcaneare” visibile alle radiografie è un reperto frequente anche in persone senza dolore e, di norma, non è la causa del sintomo.

Perché compare

Da dove si parte: carico progressivo ed esercizio

La maggior parte dei casi migliora con un approccio conservativo ben condotto. Le basi sono:

E le onde d’urto radiali?

Le onde d’urto radiali sono impulsi acustici che vengono trasmessi ai tessuti tramite un applicatore. Si ritiene che stimolino i processi riparativi e modulino la percezione del dolore, ma i meccanismi non sono ancora del tutto chiari.

Le revisioni della letteratura indicano un beneficio sul dolore, in particolare nei casi cronici che non hanno risposto a diversi mesi di cura conservativa. Va detto con onestà che l’entità dell’effetto è moderata, che la qualità degli studi è variabile e che i protocolli utilizzati (energia, numero di impulsi, numero di sedute) differiscono molto da una ricerca all’altra.

Per questo, nella pratica clinica, le onde d’urto funzionano meglio come parte di un percorso, abbinate a esercizio e gestione del carico, e non come soluzione isolata.

Come si svolge il trattamento

Dopo la valutazione, il trattamento prevede in genere un ciclo di alcune sedute, a cadenza settimanale. L’applicazione dura pochi minuti sulla zona dolente: durante l’erogazione si avverte un fastidio, regolabile in base alla tolleranza, e nelle ore successive può comparire un lieve indolenzimento. Non è necessario il riposo assoluto, ma conviene evitare sforzi intensi sul piede nei giorni immediatamente seguenti.

Precauzioni e controindicazioni

Prima di iniziare vanno segnalati al fisioterapista:

  • gravidanza;
  • disturbi della coagulazione o terapia con anticoagulanti;
  • infezioni o lesioni cutanee nella zona da trattare;
  • tumori nell’area interessata;
  • infiltrazioni di cortisone recenti nella stessa sede.

Quando non aspettare

Se il dolore al tallone è comparso dopo un trauma, se c’è gonfiore marcato, arrossamento, formicolio o intorpidimento, o se non migliora nonostante alcune settimane di cura, è opportuno farsi valutare: altre condizioni possono simulare una fascite plantare.

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Contenuto a scopo informativo, basato sulla letteratura scientifica disponibile. Non sostituisce una visita medica né una valutazione fisioterapica personalizzata.