Dott. Luciano AmatoFisioterapista
Terapia Manuale · Terapia Fisica · Posturologia · Riabilitazione Neurologica · Fisioterapia Respiratoria

Ti aiuto a ritrovare il benessere e a muoverti senza dolore.

Percorsi di fisioterapia personalizzati, costruiti su una valutazione accurata e sulle tecnologie strumentali più indicate per ogni tessuto e ogni fase del recupero.

Chi sono

Dott. Luciano Amato

Fisioterapista specializzato in riabilitazione muscolo-scheletrica, terapia manuale e terapie fisiche strumentali. Il mio obiettivo è costruire, per ogni paziente, un percorso di recupero preciso e su misura — dalla valutazione iniziale fino al ritorno alla piena funzionalità.

Dott. Luciano Amato, fisioterapista
Formazione

Percorso di studi e formazione continua

Un aggiornamento costante, fatto di studio universitario e specializzazioni mirate, per offrire un trattamento sempre allineato alle evidenze più recenti.

Titoli di studio

2021 – 2022
Master di I livello in Scienze e Tecnologie di Alta Specializzazione in Riabilitazione

Università di Pisa

2015 – 2020
Laurea in Fisioterapia

Università degli Studi di Salerno — 107/110

Esperienza clinica maturata in ambito ospedaliero e in strutture private, in diverse città d'Italia — Torino, Sanremo e Ferrara — un percorso che ha arricchito il mio bagaglio professionale con contesti clinici e casistiche differenti, prima di dedicarmi alla libera professione.

Specializzazioni

Mulligan Concept — MTCA 2026 Metodo Mézières — AIFiMM 2026 Terapia Fisica Strumentale — Accademia PH.I.T. 2022 Fisioterapia Respiratoria — ArIR 2024
Terapie strumentali e manuali

Diversi approcci, una sola logica: il tessuto giusto, lo stimolo giusto.

Ogni terapia viene scelta in base alla fase del recupero, al tipo di tessuto coinvolto e agli obiettivi funzionali del paziente.

Il percorso di cura

Come si svolge un trattamento

01

Valutazione iniziale

Analisi della storia clinica, esame funzionale e identificazione della causa del disturbo.

02

Piano di trattamento

Scelta delle terapie più indicate (strumentali e/o manuali) e definizione degli obiettivi.

03

Sedute di terapia

Applicazione del piano con monitoraggio costante della risposta del tessuto.

04

Rivalutazione

Verifica dei progressi ed eventuale aggiornamento del piano fino al recupero completo.

01 02 03 04 inizio recupero
Articoli

Approfondimenti su fisioterapia e riabilitazione

Contenuti informativi basati sulla letteratura scientifica disponibile. Non sostituiscono una valutazione professionale personalizzata.

Tecarterapia: come funziona e cosa dice davvero la ricerca +

La Tecarterapia utilizza un generatore di corrente alternata ad alta frequenza (circa 300 kHz–1 MHz) per creare un campo elettromagnetico nei tessuti, con l'obiettivo di favorire la vasodilatazione locale e stimolare i processi riparativi. In modalità resistiva l'energia raggiunge tessuti più profondi come tendini e ossa; in modalità capacitiva agisce più in superficie, su muscoli e tessuti molli.

È una delle terapie strumentali più diffuse negli studi di fisioterapia italiani, apprezzata dai pazienti per la sensazione di calore e per la rapida percezione di sollievo. Va detto con onestà che la qualità degli studi clinici a suo supporto è ancora disomogenea rispetto ad altre terapie fisiche: alcune ricerche mostrano benefici concreti, soprattutto quando la Tecar viene associata a esercizio terapeutico e terapia manuale, mentre l'evidenza del suo effetto se usata da sola resta meno solida.

Nella pratica clinica, la Tecar funziona meglio come strumento complementare all'interno di un percorso riabilitativo più ampio, non come soluzione isolata.

Laserterapia ad alta potenza: fotobiomodulazione contro dolore e infiammazione +

La laserterapia agisce attraverso la fotobiomodulazione: la luce viene assorbita dai mitocondri delle cellule, stimolando la produzione di energia cellulare (ATP) e riducendo la sintesi di molecole pro-infiammatorie. I laser ad alta potenza (classe 4) raggiungono anche i tessuti profondi, favorendo la microcircolazione e l'ossigenazione dell'area trattata.

È tra le terapie fisiche strumentali con più letteratura scientifica a supporto, in particolare per tendinopatie (spalla, gomito, ginocchio, tendine d'Achille), fascite plantare e recupero post-chirurgico. Gli studi disponibili mostrano risultati più consistenti quando la laserterapia è integrata in un percorso che comprende anche esercizio terapeutico mirato, piuttosto che utilizzata come unico trattamento.

Onde d'urto radiali: per quali tendinopatie funzionano meglio +

Le onde d'urto radiali sono impulsi acustici ad alta energia che, applicati sui tessuti, stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni e favoriscono la rimozione delle molecole legate all'infiammazione cronica. A differenza delle onde d'urto focali, che agiscono in profondità su un'area ristretta, le radiali coprono una superficie più ampia e sono generalmente meglio tollerate.

Le indicazioni con l'evidenza scientifica più solida includono la fascite plantare cronica e la tendinopatia calcifica della spalla, con tassi di successo riportati in letteratura tra il 60% e l'80% nei casi cronici. Buoni risultati emergono anche per epicondilite, tendinopatia rotulea e tendinopatia achillea. Il profilo di sicurezza è generalmente favorevole, con effetti collaterali rari e lievi (indolenzimento transitorio, piccoli ematomi superficiali). Anche qui, i risultati migliori si osservano quando il trattamento è abbinato a un programma di esercizio terapeutico.

Terapia manuale: perché resta un pilastro della riabilitazione +

La terapia manuale comprende tecniche di mobilizzazione e manipolazione articolare, oltre a tecniche sui tessuti molli, con l'obiettivo di ridurre il dolore e ripristinare il movimento. Le linee guida internazionali per la lombalgia (tra cui quelle del NICE britannico) la raccomandano, ma sempre in associazione all'esercizio fisico, non come trattamento isolato.

La ricerca più recente inquadra il dolore muscolo-scheletrico cronico in un modello biopsicosociale: fattori fisici, psicologici e contestuali si intrecciano, ed è per questo che la terapia manuale funziona meglio quando è parte di un percorso più ampio, che include anche educazione del paziente sul proprio dolore ed esercizio terapeutico attivo.

Posturologia: cosa può spiegare la postura, e cosa no +

La valutazione posturale osserva l'allineamento del corpo in condizioni statiche e dinamiche — spalle, bacino, ginocchia, appoggio del piede — per individuare squilibri e asimmetrie muscolari. È uno strumento utile per costruire un quadro più completo del paziente, soprattutto quando un disturbo in una zona del corpo sembra collegato a compensi in un'altra.

Va detto con onestà scientifica che la ricerca degli ultimi vent'anni ha ridimensionato l'idea che la "postura scorretta" sia di per sé causa diretta del dolore cronico: diversi studi non hanno trovato un'associazione forte tra asimmetrie posturali (come una lieve scoliosi o un'aumentata lordosi) e lo sviluppo di lombalgia. La postura, insomma, è un pezzo del puzzle, non una spiegazione unica. Per questo la valutazione posturale è più utile quando viene integrata con un esame funzionale completo del movimento, non usata come unica chiave di lettura del dolore.

Riabilitazione funzionale: le fasi di un percorso post-trauma o post-chirurgico +

Un percorso di riabilitazione ben strutturato segue in genere fasi progressive: controllo del dolore e dell'infiammazione nella fase acuta, recupero della mobilità articolare, rinforzo muscolare progressivo e infine il ritorno graduale alle attività quotidiane o sportive.

Il passaggio da una fase all'altra dovrebbe basarsi su criteri funzionali concreti (mobilità raggiunta, forza recuperata, assenza di dolore in un determinato movimento) piuttosto che su tempistiche fisse uguali per tutti i pazienti. Questo tipo di approccio, comune nella riabilitazione post-chirurgica ortopedica e negli infortuni sportivi, riduce il rischio di ricadute legate a un ritorno troppo precoce o troppo prudente all'attività.

Riabilitazione neurologica: perché il recupero motorio richiede tempo e costanza +

Dopo un ictus, una diagnosi di Parkinson o altre condizioni che coinvolgono il sistema nervoso centrale, il recupero motorio si basa su un principio chiamato neuroplasticità: la capacità del cervello di riorganizzare le proprie connessioni e "recuperare" funzioni compromesse, affidandole in parte a circuiti neuronali diversi da quelli originariamente danneggiati. Questo processo non è automatico: richiede una stimolazione ripetuta, mirata e progressiva del movimento.

Il lavoro riabilitativo si concentra su esercizi di equilibrio, coordinazione e controllo motorio selettivo, calibrati sul quadro clinico specifico del paziente e sulla fase di recupero in cui si trova. La letteratura scientifica è chiara su un punto: l'intensità e la ripetizione dell'esercizio sono tra i fattori più determinanti per l'esito funzionale, più ancora della singola tecnica utilizzata. Per questo un percorso strutturato, con obiettivi realistici e progressivi, fa spesso la differenza rispetto a un allenamento generico.

Ogni condizione neurologica ha una sua traiettoria di recupero: nella fase post-ictus, ad esempio, i primi mesi sono generalmente quelli in cui si osservano i margini di miglioramento più ampi, mentre in patologie progressive come il Parkinson l'obiettivo si sposta sul mantenimento dell'autonomia e sul rallentamento della perdita funzionale. In entrambi i casi, il coinvolgimento della famiglia e la comunicazione con gli altri specialisti coinvolti (neurologo, medico di base) restano parte integrante del percorso.

Fisioterapia respiratoria: quando serve e cosa comprende davvero +

La fisioterapia respiratoria non va confusa con la semplice "ginnastica respiratoria": è un percorso clinico strutturato, rivolto a chi soffre di patologie respiratorie acute o croniche — BPCO, esiti di polmonite, fibrosi cistica, postumi di interventi chirurgici toracici o sintomi respiratori persistenti dopo il Covid. Comprende tecniche di disostruzione bronchiale per facilitare la rimozione delle secrezioni in eccesso, esercizi di riespansione polmonare ed esercizio fisico mirato al recupero della tolleranza allo sforzo.

Le evidenze scientifiche su questo tipo di riabilitazione sono tra le più solide in ambito fisioterapico: diverse meta-analisi mostrano miglioramenti significativi nella distanza percorribile durante il test del cammino, nella riduzione della sensazione di fiato corto e nella qualità della vita dei pazienti con BPCO. È interessante notare che, quando applicata prima di un intervento di chirurgia toracica, la riabilitazione respiratoria può ridurre in modo sostanziale le complicanze post-operatorie.

La letteratura non ha ancora individuato una singola tecnica di disostruzione bronchiale superiore alle altre: la scelta dello strumento più adatto (drenaggio posturale, tecniche manuali, dispositivi specifici) dipende dal quadro clinico individuale e va sempre personalizzata dal fisioterapista.

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